Ci avevano abituato alla frottola sistematica nel tentativo di confondere le acque sulle loro vere intenzioni. Ci avevano riempito la testa con slogan
furbeschi del tipo che loro erano quelli seri e gli altri dei fenomeni da baraccone. Non ci avevano neppure lontanamente convinto quando dicevano che le tasse non sarebbero aumentate: forse, anzi, diminuite. Per cinque anni la loro
seria opposizione imbottita di scioperi e manifestazioni pacifiste aveva imbonito in pochissimi sul fatto che, una volta toccato a loro, la musica sarebbe cambiata. Niente da fare:
la solfa e' la stessa, e' peggiorata, ogni giorno una stecca diversa.Il Governo italiano, straripante di
pacifinti de noantri, va alla Guerra.
Questa e' la notizia dell'estate.
Per mesi i rifondaroli e i democratici rossi (sic!) si sono battuti testa e cuore contro la guerra in Iraq, hanno rifiutato l'intervento italiano come forza di mantenimento della pace in un Paese che veniva fuori da un'esperienza dittatoriale anche cruenta come quella di Saddam Hussein. Hanno disconosciuto la
risoluzione Onu 1546 e ora accettano la 1701 che e', in soldoni, la stessa cosa.
La Guerra, soprattutto se di mezzo c'e' l'America, e' uno scempio. Se poi c'e' di mezzo Berlusconi sono due scempi. Se serve anche a debellare una dittatura, ahi, tre scempi. In piu', se non c'e' modo di dare una mano a qualche gruppo di terroristi, beh, allora che guerra e'?
Sta di fatto che, per questa spedizione in Libano che i ragazzi italiani si apprestano ad intraprendere, di processioni condite con sventolii di
bandiere rosso-arcobaleno non se ne sono viste. Al Governo tutti d'accordo: non solo bisogna farla questa guerra, ma appare anche necessario mandare piu' soldati di tutto il resto d'Europa. Si parla di quasi 3000 unita', 1000 in piu' della Francia alla quale fino alla fine abbiamo conteso il comando e alla quale subentreremo a breve a capo della missione. L'Italia, con un esecutivo farcito di pacifisti ad intermittenza, sara' a capo della spedizione in Libano. Gia': chi senno'? E d'altro canto fin da subito i progressisti al Governo sono apparsi come i piu' indicati a dirimere controversie di tal fatta:
D'Alema che passeggia a braccetto con Hezbollah, che parla di
equivicinanza italiana, in mezzo tra uno Stato democratico e dei terroristi, che definisce
sproporzionata la reazione israeliana all'attacco palestinese. Bene, quando D'Alema dice queste cose finge di prendere a metro di paragone della
sproporzione l'ultimo attacco coi mortaretti dei guerriglieri, sapendo bene che il vero obiettivo e' pero' l'
annientamento dello Stato di Israele.

Preferiamo optare per la malafede di Baffino piuttosto che per la sua ignoranza: siamo convinti che, quando da giovane lanciava le molotov invece di frequentare le lezioni universitarie inseguendo
una laurea che non arrivo' mai, qualcosa sulla vicenda avra' pure letto.
Ma nel frattempo la spedizione italiana partira'. Le regole del nostro ingaggio, a discapito delle parole di Prodi che considerava chiaro anche il suo programma pre-elettorale di 281 pagine, sono tutt'altro che lucide: non e' spiegato se i nostri soldati potranno usare le armi, non e' chiaro contro chi e a quali scopi. Non e' chiaro se, tra i nostri compiti, ci sia anche quello di disarmare i terroristi oppure,
per non far torto ai comunisti di casa nostra, quando incroceranno un Hezbollah i soldati italiani guarderanno da un'altra parte. Gli italiani avvertono questo senso di insicurezza, acuito e reso piu' profondo dalle dichiarazioni
trionfalistiche e rassicuranti di Prodi, cui sempre meno concittadini danno peso e al quale ritirano ogni giorno che passa un po' di fiducia, anche tra coloro i quali in Aprile gliela concessero sprezzanti del pericolo.
Con tutti questi punti interrogativi, c'e' da scommetterci purtroppo, i nostri ragazzi non avranno vita facile in Libano. Come in tutte le guerre, qualcuno ci lascera' le penne. Ma qui, nessuno fiata. Qui, i pacifisti sono andati in ferie. E ci rimarrano, si suppone, finche' i loro amici persisteranno al Governo.
E intanto l'Italia va alla guerra.
Nella foto, cattive compagnie di Massimo Il Birichino.