Diciamocela tutta: alla possibilità che la sinistra ponesse in atto le promesse della campagna elettorale in pochi avevamo creduto. Alla storiella, trita e ritrita, che
l'Unione si sarebbe mossa
nell'interesse del Paese quasi nessuno dava retta.
Da qualche giorno la campagna elettorale è finita e la stentata coalizione messa su da quel
genio politico che porta nome di
Romano Prodi ha - sommessamente - vinto le elezioni. E con la vittoria sono, fin da subito, arrivate le prime grane per la
lince di Scandiano :
cosa regalare ai Comunisti di Rifondazione, come accontentare gli attaccabrighe dell'Udeur, come mettere il cuore in pace al bel Rutelli. Interrogativi. Gli antichi romani - che al contrario di quelli moderni prendevano tutto sul serio - erano soliti ricordare
Nemo potest duobus dominis servire : "nessuno può servire due padroni", ma Prodi è convinto di poterne mettere d'accordo anche quattro o cinque se necessario.
Il rondò di poltrone, scranni, divani letto è cominciato:
l'utile idiota emiliano (di leniniana memoria) ha dovuto già più volte chinare il capo e rimettersi ad un prostrato
Obbedisco. Ha ceduto la Camera al rosso Bertinotti - fiero ex rappresentate CGIL - memore di passati problemini che gli hanno fatto lo scalpo: così facendo ha spostato il baricentro della sua
"Unione" ancora più a sinistra di quanto non fosse previsto. Al Senato, dopo epici scontri tra Franceschi, Franchi e Giulii, è salito il margheritino Marini (anche lui vecchia conoscenza del sindacato della CISL) : il potere al sindacato, solo in Italia.
Nel "sudoku rosso" manca ancora qualche tassello per arrivare alla soluzione. Da giorni nonno Romano non chiude occhio:
"cosa dare ai DS?". Dopo il fattaccio dell'assegnazione della Camera contemporaneamente a Bertinotti e D'Alema, Prodi non vuole più commettere errori
(sssseee...), e con la riservatezza che contraddistingue il sottobanchismo di certe trattative
"trama nell'ombra" con il lungo Fassino per portare Baffino alla Presidenza della Repubblica. Così facendo il frontman unionista si parerebbe le terga da franchi attacchi del "mustacchiuto"
lìder maximo diessino:
i due - Prodi e D'Alema - si odiano è risaputo, e dopo quanto accaduto nel 1998 i rapporti non sono certo migliorati.

Si narra che il giornalista de
L'espresso Giampaolo Pansa riportò questa frase pronunciata nell'ottobre 1998 da Massimo D'Alema riguardo a Romano Prodi e Walter Veltroni, all'epoca dei governi dell'Ulivo:
"Quei due? sono due flaccidi imbroglioni". Pare che D'Alema abbia inviato una smentita, il giornalista Claudio Rinaldi, presente anch'egli all'esternazione, confermò e D'Alema non smentì poi tale conferma. Il giornalista Luca Telese
(attenzione: da qualche giorno il suo sito non è più accessibile, quindi non posso riportare il link in cui compariva questa intervista) riferisce poi un'altra frase di Massimo D'Alema, questa volta contro Giampaolo Pansa e Romano Prodi, testimone ancora una volta Claudio Rinaldi dell'
Espresso:
"Pansa è un ottimo giornalista, ma ha un solo difetto. Non capisce un cazzo di politica; ce ne è uno solo che ne capisce meno di lui: Romano Prodi". Vox populi vox dei.
Certo, nell'
interesse del paese così a lungo reclamizzato fino al 9-10 aprile dalla banda delle sinistre, la scelta di Massimo al Colle non sarebbe certamente la soluzione ottima, ma siccome nessuno crede a quegli spot da quattro soldi, la prospettiva è più realistica che mai. E consentirebbe certo una stabilità meno precaria al governino di Romano Prodi. Con buona pace di chi crede che non sia proprio il più
onorevole successore di Ciampi uno che:
aveva la tessera del
Partito Comunista Italiano fino al 1990,
abbandonò all'Università lo studio della filosofia
(troppo speculare) per avvicinarsi alla politica (
molto più pratica...),
una volta dichiarò di
"avere la falce e il martello nel cuore" (avesse detto qualcosa di analogo Gianfranco Fini sarebbe scattata la rivoluzione),
dal 1998 al 2000 mise a ferro e fuoco il Parlamento pur di non mollare l'osso del potere,
si vedrà partire una mozione contro il suo cabinato da un onorevole della sua stessa coalizione (l'on. Caruso lo ha già detto:
organizzerà una raccolta di firme per espropriare la barca di Max),
è troppo permaloso: per una vignetta irriverente sul mai chiarito
Affare Mitrokhin (chissà perchè la magistratura
imparziale non indaga) denunciò Forattini e chiese 3 miliardi di lire di danni morali (
doveva cambiare gli interni della sua Ikarus?).
Ma a Prodi stavolta D'Alema serve, e a D'Alema per ora serve Prodi: come si dice,
asinus asinum fricat.

Nella foto: due che si aiutano a vicenda.