E' andato tutto come si immaginava che andasse, a partire dall'
altissimo numero di astenuti. In effetti sembrava scontato che, ad un mese e mezzo dal voto delle politiche, moltissimi italiani avrebbero scelto di andare al mare anziche' al seggio. Come ormai noto ai piu',
quando la percentuale di astensionisti e' cosi' alta, a farne le spese e' la CdL. E quando in gioco non entra il leader del primo partito d'Italia, molta gente di votare non ha nemmeno intenzione.
In realta' pero' queste elezioni amministrative, da sempre ostiche alla coalizione di centrodestra che non puo' competere sul territorio con un centrosinistra storicamente piu' organizzato e radicato nella
locale occupazione del potere,
sono andate fin troppo di lusso per gli azzurri. E poco
appeal hanno le dichiarazioni come al solito
trionfanti di un Prodi che si riscopre cabarettista (sempre pronto alla battuta nel rispondere agli
amici giornalisti), o di un Fassino - forse riferendosi alle
titaniche vittorie di Campobasso o Lucca - che parla di "
diffuso successo del centrosinistra".
Bene, vediamo quanto
diffuso.
Nel mezzogiorno d'Italia, l'unico dato politico che interessava valutare erano le
Regionali in Sicilia, stravinte dal bistrattato Cuffaro con uno scarto di 18 punti percentuali tra le coalizioni (e 12% tra i candidati). Nelle altre regioni i vari comuni si spartiscono il bottino, tranne in Calabria la quale rafforza il suo
status di regione "rossa" in scia dei risultati delle politiche: Reggio Calabria torna al centrosinistra allineandosi al resto del territorio.
Esulando da questo precipuo dato,
e' chiaro non si ha voglia di cambiamento nonostante tutti gli indicatori nazionali la stimino da decenni tra le regioni meno dinamiche e meno evolute del Sud e d'Italia. Qui il buongoverno non e' necessario: basta essere presenti a fini clientelari sul territorio e il gioco e' fatto.
E indovinate quale delle coalizioni e' maestra in questo?In Campania la citta' di Napoli si conferma devota alla Jervolino, ma bene ha fatto il candidato Malvano a ricordare che troppe stranezze hanno imbruttito la campagna elettorale,
con arresti e indagini che hanno riguardato anche esponenti della Margherita, notizie mantenute accuratamente in background dalla
libera stampa nazionale. E in Campania la situazione e' un po' piu' variegata di come la vogliono disegnare, se e' vero come e' vero che a Caserta, per esempio, si andra' si' al ballottaggio, ma ben poche sono le chances unioniste di contrastare il candidato azzurro.
A Roma Veltroni, come ampiamente prevedibile, fa incetta di voti:
era il candidato uscente e, come dovunque del resto,
partiva favorito. Nell'Urbe, d'altronde, anche il
poco abile Francesco Rutelli era stato capace di governare degnamente.
Al centro gli altri test importanti erano nelle Marche, dove Ancona e Fermo si dividono la posta: l'una all'Unione, l'altra alla CdL.
Le politiche del 9-10 aprile avevano mandato segnali sconfortanti alla coalizione di Prodi per il voto nel
nord Italia: segnali che vengono confermati e si acuiscono, e
non si capisce il tentativo mancino di raccontare un Settentrione che non esiste nella realta' ma solo nel loro
wishful thinking.
La sola citta' importante che riescono a
confermare e' Torino con un plebiscito per il sindaco uscente Chiamparino: ma essa pare piu' una sconfitta della CdL che una vittoria rossa. In effetti e' stato gravissimo l'errore di non avere avuto un candidato sindaco pesante fino a pochi giorni dal voto e avere sostenuto una campagna elettorale non all'altezza di quella ulivista: errori che in elezioni amministrative si pagano a caro prezzo.
Forza Italia e' ancora un partito giovane e da queste batoste potra' apprendere le tecniche per il futuro.Per il resto, pero', il Nord e' quasi un monolite azzurro dove da ovest ad est si rintracciano poche presenze importanti dell'Unione (come alla provincia di Mantova) a cui si contrappongono, per la coalizione di centrodestra, per esempio le province di Imperia, Pavia, Treviso e i comuni veneti di Belluno e Rovigo dove si andra' al ballottaggio sapendo gia' di essere davanti.

E la mazzata alle velleita' di potere di Romano & Co.,
un colpo da ko, arriva da Milano, dove
Ferrante si diceva sicuro
di vincere dopo una campagna elettorale giocata sul filo della scorrettezza (come
qui si raccontava) e dove l'Unione piu' che in ogni altro punto d'Italia aveva profuso impegno e speranze, conscia che col dopo-Albertini si ripartiva alla pari. Infatti, l'ex prefetto e' rimasto dietro di 5 punti e
Letizia Moratti e' il nuovo sindaco di Milano: un'indicazione politica ben precisa, visto che la Moratti e' stato Ministro nel governo uscente e in pochi avrebbero scommesso su una sua vittoria gia' al primo turno. E come se non bastasse questo a togliere il sonno a nonno Romano,
decine di migliaia sono state le preferenze accordate a Silvio Berlusconi.Niente da fare per l'Unione:
la questione settentrionale resta una spina nel fianco di Romano Prodi, che ad ogni tornata elettorale fa sempre piu' male.
E ora? Cambia poco e niente: tranne che nel capoluogo lombardo in pochi credevano veramente di poter mischiare le carte in tavola. Il fifty-fifty del mese scorso e' piu' che confermato.
Un'occasione in piu' per ribadire l'importanza del riconteggio delle schede.
Nella foto, la Moratti esulta con Bruno Ferrante al tappeto.